I videogiochi possono influenzare le capacità empatiche dei giocatori?

Secondo un nuovo studio no, non c'è relazione fra le due cose, ma il campione utilizzato è molto limitato e gli studi che affermano il contrario per ora sembrano meglio strutturati.

L’ultimo in ordine di tempo si intitola “Neuroimaging and behavioral evidence that violent video games exert no negative effect on human empathy for pain and emotional reactivity to violence”, ed è stato condotto da un nutrito e affermato gruppo di studiosi, Lukas Leopold Lengersdorff, Isabella C. Wagner, Gloria Mittmann, David Sastre-Yagüe, Andre Lüttig, Andreas Olsson, Pedrag Petrovic e Claus Lamm. 

Il proposito era semplice: indagare la correlazione fra la capacità empatica e l’abitudine a utilizzare videogiochi. 

Diciamo subito che il limite della ricerca è il ridotto numero di videogiocatori utilizzati, 89. Sappiamo che l’ampiezza del campione non è più significativa e può ugualmente essere rappresentativa di un universo, ma 89 sono veramente pochini. 

Lo studio è stato articolato in tre momenti. Nel primo i partecipanti venivano, diciamo misurati utilizzando strumenti e software estremamente innovativi e precisi. Nella seconda, l’esperimento vero e proprio, hanno giocato per un periodo di due settimane, con sessioni di un’ora e uno scarto di 24/48 ore. Il primo gruppo ha utilizzato giochi sparatutto o picchiaduro, per capirci, uccidendo in media oltre 2800 avatar. Il secondo gruppo ha utilizzato una versione soft dello stesso videogioco, per sessioni con la stessa durata e gli stessi intervalli, solo che ha avuto il compito di fotografare i personaggi. Per la cronaca il secondo gruppo ha scattato mediamente poco più di 3000 foto a testa. Nella terza fase si è misurato il sentiment, verificando che non c’è stata nessuna modifica o differenza nei due gruppi.

Chiaro, 89 soggetti e per di più per due sole settimane, pongono importanti interrogativi. Ma nessuno può negare la scientificità dell’esperimento. 

Tuttavia non si può evitare di notare come il numero di studi che invece afferma l’esistenza di questa correlazione, con effetti negativi, è molto nutrita. 

Riportiamo qui alcuni degli studi appartenenti a questa categoria: 

  • Anderson e altri del 2003: ha rilevato che i giocatori abituali di videogiochi violenti mostravano una diminuzione dell’attivazione di aree cerebrali associate all’empatia durante l’osservazione di persone in situazioni dolorose
  • Greitemeyer e Osswald del 2006: i giocatori di videogiochi violenti hanno mostrato minore reazione emotiva a scene di violenza reale rispetto ai non giocatori
  • Carnagey e altri del 2007: bambini che giocavano a videogiochi violenti per 30 minuti al giorno per due settimane hanno mostrato un aumento dell’aggressività verbale e fisica rispetto a quelli che giocavano a videogiochi non violenti
  • Kühn e altri del 2011: I giocatori abituali di videogiochi violenti mostravano minore attivazione di aree cerebrali associate all’inibizione dell’aggressività.
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